Mi sono sbagliato. Nonostante il rapporto dell’Autorità Israeliana per le Antichità che avevo citato nel mio intervento precedente sull’ossario di Giacomo, sono venuto a conoscenza di uno studio linguistico fatto dall’aramaista J. Fitzmyer. E che aramaista. Sicuramente il maggiore esperto planetario di testi aramaici dell’epoca di Gesù, nonché sopraffino conoscitore di questioni filologiche legate ai manoscritti di Qumran. E, rileggendo la sua analisi dell’iscrizione dell’ossario, sono stato assalito dal dubbio.
Ecco nel dettaglio la sua analisi. Secondo Fitzmyer il sostantivo aramaico per «fratello» usato nell’iscrizione, ACHUI, (sillabato con: alef, het, waw, yod) appare nei testi solo a partire dal sec. III d.C. E, aggiunge Fitzmyer, quando compare viene usata al plurale e non al singolare. Quindi, la prima analisi linguistica stabilì che il falso era fatto con poca cognizione dell’aramaico. Ma, c’è un ma.
Fitzmyer riteneva di trovare l’iscrizione «’aha’ deYeshua», ovvero «il fratello di Gesù». Un secondo studio comparativo fatto sui testi di Qumran rivelò l’uso popolare di quel genitivo poteva essere anche la forma sincopata «’achuid».
Quindi? Una conclusione definitiva sull’autenticità dall’analisi dell’aramaico fatta da Fitzmyer è sicuramente avventata. Certo è che sul piatto della bilancia ora ci sono elementi di peso anche a favore di un’iscrizione originale.