I fratelli di Gesù: libro bello a metà
 
Non c’è che dire: il professor James D. Tabor è un personaggio autorevole nel campo degli studi neotestamentari. Molto apprezzato è soprattutto il suo lavoro come archeologo sul campo. Docente di Storia del Cristianesimo alla North Carolina University, esce con un anno di ritardo rispetto agli USA «La dinastia di Gesù» (PIEMME). Un volume molto interessante dal punto di vista esegetico, perché presenta al grande pubblico la controversia ormai accettata da tutti i biblisti (anche cristiani, tranne i cattolici), che Gesù avesse avuto fratelli e sorelle. Non è Tabor, ovviamente, ad affermarlo. Ma gli evangelisti: Marco, Matteo, Luca e Giovanni. Soltanto che in molti si professano credenti, ma sono davvero pochi quelli che leggono il Nuovo Testamento.
 
Quali sono i punti forti e quelli deboli di questo libro? Tabor articola il suo studio sostanzialmente su due piani: le scoperte archeologiche relative ad ossari e tombe ebraiche della Palestina romana da un parte, mentre dall’altra illustra le controversie sui fratelli e sorelle di Gesù, la verginità perpetua di Maria e il conflitto tra Paolo e Giacomo. Temi trattati con estrema competenza e, al tempo stesso, un’esemplare chiarezza espositiva.
 
Tuttavia, e veniamo ad alcune note dolenti, la prosa è romanzata. Tabor, criticando la fiction di Dan Brown, sembra anch’egli preso dal sensazionalismo e si lancia in ricostruzioni che non hanno base documentale: «Dopo la nascita de figlio a Betlemme, la coppia (Maria e Giuseppe) fece un lento ritorno a Nazareth, proprio quando si era da poco compiuto il disastro e la città di Sefforis era ancora avvolta da una nube che stentava a diradarsi: le rovine fumavano. Certamente Giuseppe disse a Maria di non guardare». Anche il prof. Tabor si fa prendere dalla “sindrome Brown”. Soprattutto quando riferisce degli ossari di Akeldamà e della Tomba di Talpiot. Ritrovamenti davvero d’eccezione e notevoli da un punto di vista archeologico, ma che non hanno nulla a che spartire con i fratelli di Gesù.
 
Ecco il limite de «La dinastia di Gesù»: la forzatura di ricondurre ossari con iscrizioni di Yoshua o Ya’kob (Gesù e Giacomo) - nomi molto frequenti nei primi secoli dopo Cristo - alle vicende familiari di Maria e Giuseppe.
 
 
Un volume interessante ma anche discutibile
venerdì 2 febbraio 2007

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