Schlom aleikum», la pace sia con te. Abu George, 65 anni, baffi importanti, crocefisso d’oro al collo, accoglie i visitatori dietro il bancone del bazar zeppo di rosari, candele, magneti con l’immagine della Madonna accanto a quelli del leader di Hezbollah Nashrallah. A Damasco i suoi connazionali salutano dicendo «Salam aleikum»: lui preferisce l’antica parola «schlom», un suono remoto, meticcio, affine all’ebraico «shalom». «L’ho imparato dai miei genitori e l’ho insegnato ai miei 5 figli» racconta versando il té nero, forte, speziato. Benvenuti a Maalula, l’ultima tenace enclave della lingua di Gesù.

 

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