Il tormentone prosegue. Uno dei ritornelli ricorrenti di Barbara Frale è sempre stato quello di dire a coloro che la criticavano «non hanno i titoli». Invece, lei, ha titolo per discettare su tutto. Ma proprio tutto. Fa notare Andrea Nicolotti:


  1. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali (indirizzo archeologico medievale) all’Università della Tuscia di Viterbo, Frale ha studiato paleografia, diplomatica e archivistica presso la Scuola Vaticana ed ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia della società europea presso l’Università di Venezia con una tesi sul processo ai Templari. Eppure nei suoi libri mostra di potersi occupare di tutto. Esamina i testi evangelici del I secolo che trattano della sepoltura di Gesù e maneggia anche la letteratura rabbinica; è in grado di spiegare la teologia essena, anzi, di mostrare quanto essa sia stata influenzata dalla presenza della sindone a Qumran; conosce la letteratura cristiana antica e disserta di gnosticismo, concili ecumenici e crisi iconoclasta (magari confondendo i nomi dei concili, dei Padri della Chiesa e facendo di platonismo e neoplatonismo la stessa cosa[7]); è esperta di storia e teologia bizantina, conosce a fondo le vicende delle reliquie acheropite; ci spiega il contenuto della Dottrina siriaca di Addai e degli Atti greci di Taddeo, dimostrando una competenza su testi che vanno dal I al X secolo d.C. (anche se poi confonde un’opera con l’altra[8]); sa dichiarare l’autenticità sia delle lettere degli imperatori bizantini sia delle (inesistenti) scritte in ebraico del I secolo che intravede sulla sindone[9]; è esperta di antichi tessuti funerari giudaici; conosce e ci descrive lo svolgersi e i risultati degli esami chimici e fisici operati sui frammenti del tessuto sindonico; sa spiegarci con chiarezza il perché l’esame del carbonio 14 a cui è stata sottoposta la sindone è stato condotto con “procedura improvvisata e poco scientifica”[10]; può qualificare come “assurda” la metodologia di ricerca sul Gesù storico della quale gli esperti si stanno occupando da più di un secolo[11]; mostra competenze di medicina legale, chimica, fisiologia, paleografia greca, latina ed ebraica (anche se non conosce i nomi delle lettere dell’alfabeto[12]), sigillografia bizantina, diritto romano e giudaico, e molte altre cose. Non c’è da stupirci, a questo punto, se ella ha avuto l’ardire di scrivere che Luciano Canfora non è un esperto nel campo della paleografia e della papirologia, e nemmeno se ha potuto scrivere che Sergio Luzzatto “non dà sempre ottima prova di sé, come dimostrano certi svarioni contenuti nel suo libro su Padre Pio”[13]. Abbiamo dunque qualche difficoltà ad accettare da parte di Barbara Frale qualsiasi argomentazione legata alla “competenza specifica”, da chi è avvezza ad occuparsi e a giudicare gli altri su ogni aspetto dello scibile umano, e dopo i Templari si appresta a pubblicare libri sulla storia del Novecento.


E Andrea aggiunge:


  1. Ho già fornito sufficiente materiale in diverse sedi, dimostrando - a mio modo di vedere - che Frale nei suoi libri commette numerosi errori difficilmente contestabili: traduzioni errate, citazioni sbagliate, ricopiature affrettate, errori di grammatica e ortografia, descrizioni fuorvianti di immagini ed oggetti, denominazioni scorrette, congetture ingiustificate, anacronismi storici.


Più avanti si sofferma sulla questione di «bloggers», come Barbara Frale mi definisce con sincera stima e affetto personale... Ovviamente, lei si è mai guardata dallo scrivere che un dilettante come me in paleografia latina l’ha corretta proprio nella lettura di «signum fusteum». Proprio lei che fa della paleografi latina una professione. O che Gian Marco Rinaldi e Gaetano Ciccone avevano per primi messo in evidenza tutti gli svarioni storici e scientifici nel suo libro. Fa niente. Noi scettici e miscredenti abbiamo una pazienza infinita. E porgiamo (quasi) sempre l’altra guancia.


Poi, Barbara Frale prende l’ennesimo svarione:


  1. Di questo testo Frale dimostra di non aver capito nulla:

 

  1. Questa fonte mostra inequivocabilmente che la parola fustum serve per indicare un pannello di stoffa, che può essere decorato a ricamo con figure (ad historiam beate Marie), oppure di merletto (trina) in filato d’oro (trino aureo), oppure semplicemente di stoffa colorata (fusto rubeo). Si tratta dunque di pannelli tessili di larghezza moderata, oggetti comunissimi nelle forniture per la liturgia delle chiese medievali, usati sia per il culto (planeta, pluviale), sia per le cerimonie funebri (pro mortuis totum furnitum cum uno fusto rubeo). Ed è anche comprensibile che venissero tenuti arrotolati su se stessi, da cui è derivato anche l’altro significato di fustum come “rotolo di stoffa” (p. 11).

 

“Pannelli tessili di larghezza moderata” che venivano “tenuti arrotolati su se stessi”? Forse occorre spiegare a Frale cosa sono una pianeta e un piviale.


Infine, anche il dottorando dell’Università di San Marino - alleato involontario della sindonologa Frale - l’ha fatto grosso modificando furbescamente il suo sito. Scrive Nicolotti:


  1. Posso dunque tentare una ricostruzione cronologica dei fatti:

  2. 1) Nel giugno 2010 Musarra, pur persuaso che il manoscritto riporti la lezione fusteum come noi ripetiamo da mesi, sfogliando due dizionari di latino ligure ha trovato due particolari definizioni di fustus e fustum, che gli sembravano portare acqua al mulino della teoria di Frale. Pur non avendo ancora a disposizione i testi, ha ritenuto di non voler pazientare ed è uscito con un lancio su un giornale nazionale, all’interno di un articolo montato allo scopo, in cui Frale si difendeva dalle “accuse” di aver mal trascritto il manoscritto, avanzate da me, da Massimo Vallerani e da altri.

  3. 2) Successivamente, venuto a conoscenza dei testi, Musarra si è accorto che per almeno uno di essi aveva preso una cantonata irrimediabile. Ha quindi creato una pagina sulla home page del proprio sito personale nella quale riconosceva l’errore, prima che qualcuno lo facesse notare a lui. Cosa che sarebbe sicuramente successa, perché è troppo evidente: io stesso, ad esempio, lo avevo notato il giorno stesso dell’uscita dell’articolo di Andrea Tornielli su Il Giornale.

  4. 3) Frale si è buttata a capofitto sul materiale suggerito da Musarra dalle colonne de Il Giornale, pensando che esso potesse contribuire a salvare la propria teoria (nonostante fustum e fustanium siano due cose diverse). Ha scritto quindi un articolo per il Giornale di Storia riproponendo gli stessi e identici passaggi, senza dire chiaramente che li aveva tratti da Musarra, e sbeffeggiando la mia incapacità ed imprecisione nell’approfondire i documenti... quasi come se quei documenti li avesse trovati lei! Intanto, tra una pianeta arrotolata e un disegno rotoloso, non è stata in grado di capire il palese errore in cui Musarra era incorso, e di cui lui stesso invece si era reso conto.

  5. 4) La mattina del 31 luglio è uscito l’articolo di Frale. In esso compariva lo strafalcione dei bicchieri.

  6. 5) Tra le ore 15,30 di quel giorno e le 4 di mattina del giorno successivo, Musarra ha eliminato dalla propria pagina la constatazione dell’errore riguardo ai bicchieri.


E conclude:


  1. Chissà se prossimamente Frale vorrà ancora insistere sui bicchieri di fustagno, tipiche stoviglie del medioevo genovese, frequentissime sulle tavole dei Templari. In tal caso neppure Giovanni Aquilanti, ne sono certo, avrà il coraggio di assecondarla.       


Qui l’articolo completo e qui quello uscito sul Giornale di Storia (alcune puntate precedenti: qui, qui, qui, qui e qui).

 

free invisible hit counter