Concludo la recensione al libro di Andrea Nicolotti (le prime due parti sono qui e qui). La parte più corposa del volume su Sindone e templari riguarda la confutazione del lavoro di Barbara Frale. Intendiamoci: non esiste un libro perfetto e privo di inesattezze o errori. Ma, visto che la Frale dava lezioni a tutti dando dell’incompetente a chi la contestava (proprio lei che non è si laureata con una tesi sul C14 eppure discettava su contaminazioni chimiche e reazioni molecolari...), considerando soprattutto l’abbaglio paleografico sul famigerato «signum fusteum», Nicolotti ha trovato diverse stramberie nei suoi libri. Ma andiamo con ordine.


Il Secondo Capitolo tratta la questione del presunto idolo adorato dai templari. Il Terzo l’ipotizzato legame tra la Sindone e questi cavalieri, mentre nel Quarto viene offerta una panoramica di teorie o piste avanzate dai sindonologi per giustificare la presenza della reliquia torinese a Costantinopoli nel 1200.


Non voglio riportare per punto e per segno tutte le osservazioni di Nicolotti (altrimenti non avreste interesse nell’acquistare il libro). Tuttavia, un paio di citazioni vi danno un quadro chiaro della perizia filologica con cui l’autore ha scandagliato il lavoro della Frale e anche di altri sindonologi.


Sul «signum fusteum» scrive:


  1. Al di là della lettura errata, l’intera traduzione del testo proposta risulta alterata per accomodare il racconto alla presunta presenza della Sindone. (p. 61)


Poi, Nicolotti pubblica una lettera ricevuta da Ian Wilson - padre putativo delle teorie sindonico-templariste dal 1977 a oggi, a cui anche la Frale si era ispirata - visto che lo stesso scrittore britannico le aveva chiesto delucidazioni sulla controversa lettura del famigerato manoscritto con il «signum fusteum». Dice Wilson:


  1. Scrissi dunque alla dott. Frale presso gli Archivi Vaticani, domandandole i particolari e rimasi perplesso per la sua reticenza [...] Fu un’ulteriore sorpresa scoprire che anche il suo libro I templari e la Sindone di Cristo mancava di un particolare così importante per uno studioso. [...] Ora, dopo aver esaminato la fotografia e la trascrizione del manoscritto, so che il documento in questione non possiede il senso che Frale gli ha attribuito e non è di alcuna utilità in favore della proprietà templare. (p. 68)


Ma non è tutto, ovviamente. Ci sono citazioni bibliografiche fatte da Barbara Frale che non corrispondono al vero (p. 73) tanto da spingere Nicolotti a scrivere:


  1. C’è da chiedersi se l’autrice abbia mai preso in mano quest’opera o non si sia limitata a ricopiare il titolo dal libro di Wilson.


Un’ultima perla. Il Chartularium culisanense - sfruttato dai sindonologi dal 1983 a oggi per dimostrare la presenza della Sindone ad Atene nel 1205 - è un palese falso. Mentre per la Frale è certamente autentico (p. 109). Il suo giudizio è accompagnato da una nota che rimanda ad una monografia di Luca Pieralli, docente di Paleografia e Codicologia Greca presso la Scuola Vaticana di Paleografia e di Bizantinistica. Nicolotti si è preso la briga di chiedere a Pieralli se avesse visto e autenticato quel documento per il libro della Frale. Questa la risposta di Pieralli (pp. 110-111):


  1. Mi rincresce dover chiarire che la citazione della dottoressa Frale è basata su un totale fraintendimento del mio pensiero [...] La distinzione fra sfera pubblica e privata nella documentazione di un imperatore bizantino... è completamente estranea all’ideologia imperiale bizantina e quindi risulta inutilizzabile a sostegno dell’ipotesi presentata [dalla Frale]... Si tratta di una falsificazione tarda e di basso livello sicuramente posta al centro della discussione scientifica sulla Sindone dall’entusiasmo in buona fede di qualche ecclesiastico.


Ora, che Barbara Frale scriva castronerie sul C14 può anche starci. Ma che, con una serie simile di strafalcioni, venga a fare la predica distinguendo buoni e pessimi storici proprio mi dà l’orticaria.


In conclusione: nessuna si faccia sfuggire La Sindone e i templari. Storia di un falso. Libro davvero ben scritto, godibile e citato sicuramente dai prossimi studiosi (seri) della Sindone.